DATI STATISTICI:
Sicurezza del parto in Italia
Cari tutti, mi spiace non aver potuto rispondere prima, ma
non ero a Roma.
Ho letto i numerosi messaggi sull'argomento sicurezza del
parto in Italia,
mortalità materna quale indicatore di esito dell'assistenza al
percorso nascita
e taglio cesareo quale fattore di rischio.
Credo sia opportuno fare una premessa generale:
personalmente ho smesso da tempo
di leggere la letteratura scientifica con l'illusione che la fama
di una rivista
internazionale rappresenti una garanzia di rigore
metodologico e quindi di
affidabilità di una pubblicazione. Questa triste riflessione
comporta
conseguenze non indifferenti: mina la diffusione di corrette
evidenze
scientifiche non solo al grande pubblico ma, anche ai
professionisti sanitari
che non siano in grado di valutare criticamente la metodologia degli studi e
comporta un grande dispendio di tempo e di risorse.
Amplifica inoltre l'odiosa
attitudine umana di valorizzare le informazioni che coincidono con il proprio
credo e di ignorarne altre. Senza contare il danno che tutto ciò produce alla
salute pubblica ovvero alla collettività.
Concordo su quanto scritto in merito al potere dei media e penso che il lavoro
sulla mortalità materna ne rapprresenti un esempio eclatante. Tutti sono a
conoscenza della notizia che dal Lancet è rimbalzata su tutti i media nazionali:
l'Italia è il miglior paese al mondo quanto a rapporto di mortalità materna pari
a 3.9 decessi ogni 100.000 nati vivi.
E' stata un'esplosione di entusiasmo,
tutti hanno parlato per spiegare il perchè e qualcuno ha anche detto che questo
primato è dovuto ai tanti cesarei che si fanno in Italia.
Circa 7 anni fa ho scritto, per la prima volta, un progetto per valutare la
mortalità materna in Italia senza alcuna velleità di essere considerata
creativa dal momento che tanti paesi europei e nord americani avevano già
dimostrato che i certificati di morte sottostimano con percentuali comprese tra
il 30 e l'80% il dato reale. Quindi più che di originalità mi riconosco il
merito della costanza: sembrava che l'argomento non interessasse affatto benchè
il rapporto di mortalità materna rappresenti un cruciale indicatore sintetico di
qualità dell'assistenza (cosa ampiamente ricordata dopo la pubblicazione del
Lancet). Ogni anno ho ripresentato il progetto cercando finanziamenti ovunque,
dopo anni sono riuscita a strappare un modico contributo al Ministero della
Salute, credo più per esasperazione a seguito delle continue richieste che per
reale valutazione di priorità!
Con la passione dei colleghi delle regioni partecipanti (che hanno ricevuto la
lauta somma di 5.000 euro ciascuna) abbiamo portato a termine il progetto
proprio in concomitanza con l'uscita del lavoro di Lancet. Ricordo di aver
pensato che era un coincidenza fortunata per diffondere i dati ed evitare che il
paese si facesse un'idea errata, tuttavia così non è stato e mi è testimone il
chiarimento in corso.
Con mio sommo stupore a nessuno è sembrato opportuno riportare una notizia tanto
sgradevole e si è preferito lasciare intatto quel messaggio rassicurante che ci
voleva primi al mondo. I principali risulati dello studio sono su Epicentro, sul
sito del CCM, sono usciti su qualche agenzia ( Barbara Siliquini ne a fatto
circolare una) ed è uscita solo sul Corriere Salute nonostante un Convegno
realizzato a maggio scorso.
Oggi la discussione riparte a causa di nuovi tristi fatti di cronaca e vediamo
se si riesce a chiamare le cose con il loro nome. In fondo alla mail trovate 2
agenzia dell'ANSA: nella prima troneggiava ancora il 3.9 per 100.000 a fianco
dei dati per area geografica del nostro studio:8 morti per 100.000 al nord, 12
nel Lazio e 22 in Sicilia. Come questi numeri possano dare un valore medio di
3.9 per 100.000 rimane un mistero! Nella seconda ANSA (seguita all'ennesimo
chiartimento) riportano il dato rettificato. Cercando "mortalità materna" su
epicentro e sul sito del CCM trovate una sintesi del lavoro su mortalità materna
e sui near miss (donne che sono arrivate quasi a morire a seguito di
gravidanza), appena disponibili vi girerò le pubblicazioni che stiamo inviando a
riviste nazionali e internazionali.
Crederci? Non crederci? Sono a disposizione di gekina e di chiunque altro
desideri chiarimenti metodologici per valutare "come sono stati fatti i conti"
(sconsolante definizione del nostro lavoro) e invito le stesse persone a
leggersi il lavoro di Lancet per capire anche come siano stati fatti quei conti
in modo da poter poi decidere a quali credere. Occorre però dedicare del tempo
alla questione per evitare di confondere un "rapporto" con un "tasso" e per
ricordare che questi indicatori (al contrario dei numeri assoluti che non
dispongono di un denominatore)ci offrono il vantaggio di effettuare confronti
anche tra paesi diversi e che i differenti "tassi di fertilità" invocati da
gekina a "semplicissima spiegazione" non spiegano affatto un "così basso valore
in Italia" che dfatti è ahimè ben più elevato.
Spiegare in una mail il progetto, la metodologia e i risultati sortirebbe un
solo effetto: pochi arriverebbero in fondo e io farei notte fonda al computer.
Quanto al Cesareo quale fattore di maggior rischio di morte materna rispetto al
parto vaginale: di "conti" ne sono stati fatti tanti e, come sempre, si possono
trovare pubblicazioni che accontentano tutti i gusti. Leggendo in maniera
rigorosa la letteratura emerge chiaramente un'associazione indipendente, cioè al
netto degli esiti peggiori che comporta un'indicazione appropriata al TC, tra TC
e morte materna.
Da ultimo ricordo che l'ISS è l'organo tecnico-scientifico del Sistema Sanitaio
Nazionale con funzioni d ricerca, formazione e controllo e non va confuso con il
Ministero della Salute che ha invece competenze anche in ambito normativo (fermo
restando che con la modifica del titolo quinto della Costituzione le Regoni
hanno autonomia in ambito sanitario e le indicazioni nazionali hanno spesso poco
impatto sulle scelte locali). Noi produciamo ricerca ed evidenze scientifiche ed
è nostra ottimistica aspirazione sperare che i decisori politici e i
professionisti sanitari possano farne un buon uso in termini di ricadute
positive per la salute pubblica.
Perdonate l'amarezza che trasudano le mie parole, ma "resistere" è sempre più
faticoso.
Un abbraccio e l'auspicio che il confronto sia sempre costruttivo e basato sul
rispetto reciproco...
Serena Donati
ZCZC0576/SX4
XSP20492
R CRO S04 S44 S0B QBKN
DONNA MORTA DOPO PARTO: DATI ISS, TROPPI INTERVENTI/ANSA
(ANSA) - ROMA, 8 SET - Anche se il nostro Paese ha un tasso
di mortalita' per parto tra i piu' bassi al mondo (3,9 decessi
ogni 100.000 nati vivi) siamo i primi in Ue per il ricorso ai
parti cesarei che hanno rischi da 2 a 4 volte maggiori rispetto
ai parti vaginali. Sono gli ultimi dati di un recente rapporto
dell'Istituto superiore di sanita' che ha definito allarmante il
fenomeno e per questo ha messo a punto linee guida limitative
per il ricorso alla pratica.
- DATI IN AUMENTO: La media del numero dei cesarei e' del 38%
contro l'indicazione massima del 15% raccomandata
dall'Organizzazione mondiale della Sanita'. Le punte massime si
registrano al Sud, con in testa la Campania con il 62% di
cesarei.
Si e' passati dall'11% del 1980 al 38% del 2008, ben al di
sopra dei valori riscontrati negli altri Paesi europei. Si
registra, inoltre, una spiccata variabilita' su base
interregionale, con percentuali tendenzialmente piu'
basse nell'Italia settentrionale e piu' alte nel Sud, probabile
indizio, afferma l'Iss, di ''comportamenti clinico-assistenziali
non appropriati''. E questo, avvertono gli esperti, nonostante
tale intervento presenti comunque dei margini di rischio
consistenti: il rischio di mortalita' materna per cesareo e'
infatti da 2 a 4 volte superiore rispetto al parto vaginale.
- MORTALITA' PER PARTO: se la media nazionale della mortalita'
per parto e' tra le piu' basse del mondo (3,9 ogni 100.000 nati
vivi) esiste una discreta differenza regionale da nord a sud che
varia da 2 a 7 volte di piu' rispetto alla media nazionale.
Gli ultimi dati dell'Iss riguardano sei regioni (Piemonte,
Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia), mettono in
risalto anche le cause e i rischi connessi al parto.
- TREND NORD-SUD: I valori più bassi sono stati registrati al
Nord e in Toscana (8 morti per 100.000 nati vivi) e quelli più
elevati nel Lazio (13 morti per 100.000 nati vivi) e in Sicilia
(22 morti per 100.000 nati vivi).
- FATTORI DI RISCHIO: I risultati dello studio hanno evidenziato
che il rischio di mortalità materna raddoppia quando l'età della
donna è pari o superiore ai 35 anni. Nel 2007, la proporzione di
nascite in donne di 35 o più anni è stata del 29%, mentre nel
1981 era appena del 9%. Il taglio cesareo è risultato associato
a un rischio di morte materna pari a 3 volte quello associato al
parto spontaneo. Tuttavia, parte di tale aumento di rischio è in
realtà da attribuire alla patologia che ha reso opportuno il
cesareo e non all'intervento chirurgico in sé.(ANSA).
MRB
ZCZC0467/SXB
XSP17333
R CRO S04 S0B S04 QBXB
SANITA':ISS, MORTALITA' MATERNA ITALIA 11,9 SU 100MILA NATI
50% EVITABILI; TRA CAUSE PRINCIPALI COMPLICANZE OSTETRICHE
(ANSA) - ROMA, 09 SET - Il rapporto di mortalita' materna in
Italia si attesta a 11,9 ogni centomila nati vivi. E' il dato
rilevato dall'Istituto superiore di sanita' in un rapporto del
2010 che evidenzia come i numeri ufficiali che si basano solo
sui certificati di morte delle pazienti sottostimino ''del 75%
il fenomeno''.
Lo studio ha analizzato i dati su oltre 1000 nati in cinque
regioni(Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia)
rappresentative di tutto il territorio nazionale, incrociando
''schede di dimissione dall'ospedale e certificati di morte''.
La mortalita' materna, spiega infatti Serena Donati,
ricercatrice dell'Iss ''e' complessa da rilevare, perche' vanno
valutate le conseguenze fino a 42 giorni dopo il parto. Anche
gli altri Paesi che hanno fatto questa verifica sui dati hanno
riscontrato percentuali di sottostima simili''.
Lo studio ha rilevato una discreta differenza regionale da
nord a sud che varia da 2 a 7 volte di piu' rispetto alla media
nazionale. I valori piu' bassi sono stati registrati al Nord e
in Toscana (8 morti per 100.000 nati vivi) e quelli piu' elevati
nel Lazio (13 morti per 100.000 nati vivi) e in Sicilia (22
morti per 100.000 nati vivi). Dallo studio emerge anche che il
rischio di mortalita' materna raddoppia quando l'eta' della
donna e' pari o superiore ai 35 anni, che sono piu' a rischio
''le donne che si sottopongono al parto cesareo rispetto a
quello naturale, le donne a bassa istruzione e le straniere''.
Includendo anche Piemonte e Provincia autonoma di Trento,
all'Iss hanno verificato anche i casi di ''near miss'', cioe' di
cerchidonne arrivate vicino alla morte per complicanze legate alla
gravidanza, ''per capire le cause che determinano queste morti,
che sono si' eventi rari, ma comunque drammatici''. Peraltro,
ricorda l'esperta, si stima che ''il 50% delle morti materne
siano evitabili''. Eventi che potrebbero essere evitati ''con
diagnosi tempestive o assistenza adeguata''''.
Le cause della morte materna sono ''per la maggior parte
dirette, legate a complicazioni ostetriche''. Al primo posto si
muore infatti per ''emoraggia ostetrica, la seconda causa sono
le trombombolie, mentre al terzo posto ci sono i disordini
ipertensivi legati alla gravidanza''. (ANSA)
