La manovra di Kristeller nel travaglio di parto

Negli USA tale manovra è denominata “Fundal Pressure”.
L'autore della manovra di Kristeller è Samuel Kristeller, nato nel 1820 in Polonia, a Ksiaz Wielkopolski. Lavorò per molto tempo come medico a Gniezno, poi a Berlino, dove morì nel 1900. Nel 1867 pubblicò uno studio intitolato “Nuovo metodo nella gestione del parto connesso all’utilizzo di manovre esterne”, nel quale descrive la tecnica, le condizioni e le raccomandazioni per l'esecuzione della manovra.
Samuel Kristeller “con dinamometro”, con il quale egli ha misurato, pur se in modo indiretto, quanti “chilogrammi di pressione sull’utero” venivano esercitati dall’operatore durante l’esecuzione della manovra di spinta sull’utero che ha preso il suo nome. Inoltre egli ha supposto anche quanti chilogrammi fossero necessari per la discesa ed il disimpegno della parte presentata fetale nelle sue diverse posizioni e presentazioni.
Quasi 150 anni Samuel Kristeller tentava già di oggettivare la manovra che porta il suo nome, in termini di numero di pressioni, numero di pause, tempi e quantità di forza applicata: assolutamente innovativo.
Attualmente è applicata in modo soggettivo e personalizzato, tanto da essere una delle problematiche più attuali, necessaria di soluzioni.L'operatore, per la paura (nella peggiore delle ipotesi) di incorrere in cause giudiziarie, cerca di far passare l'uso della manovre invasiva non oggettivata come tecnica di routine. Spesso i medici non documentano l'esecuzione di tale procedura e neppure chiedono anticipatamente il consenso, privando la donna del suo diritto di essere informato anche delle controindicazioni e conseguenze che tale pressione può avere.
Nel momento in cui viene effettuata una manovra come quella di Kristeller è un obbligo del medico e un diritto della partoriente venire a conoscenza degli interventi che gli operatori si stanno prestando ad effettuare.
In Italia tale manovra non è proibita, e quindi legale per ora. In vari testi viene descritta come una manovra esercitata col braccio o con l'avambraccio talvolta afferrando il bordo del lettino.


La partoriente , sia durante il travaglio che durante il parto, molto spesso esaurisce le proprie forze sia fisiche sia psicologiche , questo esaurimento è particolarmente evidente quando l’età materna è avanzata, come spesso oggi accade e l’utero perde in parte la sua forza di contrattilità.
Per tali motivi la partoriente non aiuta correttamente il feto sia nella progressione che nella discesa nel canale del parto, verso il collo uterino, cioè l'uscita naturale, in quanto essa stessa non riesce ad aiutare le contrazioni uterine poiché non ha la forza di mettere in atto quelle spinte volontarie che accompagnano e rinforzano le contrazioni uterine spontanee o provocate da farmaci (Ossitocina).
Teniamo presente oltre tutto che negli ultimi decenni è esponenziale l’età anagrafica della partoriente (35 anni) con ovvia diminuzione della capacità contrattile dell’utero stesso e a questo punto è ovvio che si necessita, per la donna, un aiuto e/o un accompagnamento naturale alla spinta contrattile.
Il risultato di questa mancanza di forze è, da un lato la richiesta della partoriente ai sanitari di poter effettuare un Taglio Cesareo, dall'altro lato, poiché tale mancanza di collaborazione per esaurimento psicofisico materno allunga i tempi del travaglio e del parto , induce un possibile rischio di sofferenza fetale e costringendo spesso pertanto i sanitari ad effettuare sull'utero materno la “manovra di Kristeller”, cioè l'effettuazione di una serie di spinte , con mani, avambraccia, pugni, a volte ginocchia, al fine di fare uscire rapidamente il feto dall'utero e quindi far partorire la gestante.
Tale manovra, per eseguire la quale non viene richiesto alcun consenso informato e che viene imposta in travaglio/parto come unica soluzione per partorire, è non solo molto diffusa, (dal 60 fino all'85% come riporta la bibliografia internazionale) di tutti i parti, ma è anche potenzialmente e gravemente pericolosa sia per la partoriente sia per il feto.
Molto spesso gli operatori sanitari per non incorrere in contenziosi medico-legali e quindi eliminare le prove che potrebbero confermare quest’ultimi, non scrivono in cartella clinica né riportano sul CAP (Certificato di Assistenza al Parto) tale manovra; togliendo tutta una serie di diritti alla partoriente in quanto la Manovra di Kristeller non viene riportata sul consenso informato.